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il disastro del 468

Last Update: 2/4/2017 8:34 PM
1/26/2017 6:42 PM
 
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nell'Anno Domini 468 la flotta di invasione inviata dall'Imperatore romaios Leone e sotto comando dell'incapace Basilisco ( scelto solo perché fratello dell'imperatrice Verina ) fu quasi completamente annientata da Genserico re dei vandali con un astuto stratagemma. La tragedia del 468 ha comportato la perdita per un periodo relativamente lungo dell'Africa e un ulteriore indebolimento della Pars Occidentis ormai da tempo ridotta ad un fantasma con la stessa Caput Mundi saccheggiata e affamata.

Giustiniano riuscirà dopo a riprendersi l'Africa nel 533 e a stabilire per qualche tempo il "lago romano" prima dell'arrivo dell'inaspettata tempesta araba.

Ci si può domandare se l'Impero di Giustiniano sarebbe stato più saldo se Leone fosse riuscito a conquistare l'Africa decenni prima di Giustiniano. Le risorse africane avrebbero senz'altro alleviato lo sforzo economico imposto dalle continue guerre e di riflesso anche minore peso fiscale sull'Asia con la conseguenza di minore spazio alle conquiste arabe favorite anche dalle tasse di guerra.

Un mediterraneo forse più unito ed omogeneo e forse più greco che latino ? :??
[Edited by Archita 1/27/2017 1:35 AM]
non abbiate pietà dei nemici! vittoria,vittoria e sempre vittoria!!!!

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1/28/2017 9:07 AM
 
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Il disastro di Capo Bon è più merito di Genserico piuttosto che causato dall'incapacità di Basilisco, anche se un maggior controllo avrebbe quasi sicuramente evitato o ridotto di molto le perdite. Sono stati ingenui e fessacchiotti (tratto distintivo di Basilisco, per quel che mi riguarda), abbassare la guardia in territorio nemico non è sicuramente una scelta consigliabile, indipendentemente dalla vastità delle tue forze.
Comunque più che su Giustiniano ed il suo Impero Orientale mi concentrerei proprio su quello d'Occidente: la conquista dell'Africa sarebbe stato un segnale forte della potenza dell'Impero (che effettivamente era riuscito a mettere insieme delle forze più che consistenti), e avrebbe molto probabilmente portato alla presa anche della Spagna e ad un acquietamento delle altre popolazioni ostili, garantendo una rifioritura dell'Impero d'Occidente.
Sarebbe però rimasta l'indole cospirazionista di vari personaggi maggiori (e non) di quel periodo, che di fatto avrebbero (ed hanno) remato contro, coscientemente o meno, per la sopravvivenza dell'Impero


"Per una scodella d'acqua, rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile, prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita, non risparmiare la tua. Così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio, dà un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile, conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male" - Mahatma Gandhi

"Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo." - Mahatma Gandhi

"You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one" - Imagine, John Lennon

"ma é bene se la coscienza riceve larghe ferite perché in tal modo diventa più sensibile a ogni morso. Bisognerebbe leggere, credo, soltanto libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev'essere la scure per il mare gelato dentro di noi." - Franz Kafka

"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti." - Antonio Gramsci

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si ma l'Impero d'Occidente forse non aveva più le forze per una Restauratio Imperii. La Gallia e l'Iberia erano ormai quasi perdute e la stessa Roma, non più capitale da tempo, era già stata saccheggiata dai vandali nel 455 alcuni decenni dopo pure da un altro ( ben più limitato ) saccheggio da parte dei visigoti. L'Italia senza il grano africano era anche più vulnerabile e gli eserciti richiedono grandi risorse per essere mantenuti.

Non credo che Costantinopoli avrebbe ceduto tanto volentieri l'Africa a Ravenna nel 468 in caso invece di successo. In effetti Costantinopoli nel 533 non ha avuto remore di sfruttare l'occasione contro i goti per riunificare l'intero Orbe romano sotto le insegne del Basileus piuttosto.
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Beh, dopo la sconfitta dei Vandali in Africa la Spagna sarebbe stata assolutamente a portata di mano, gli Svevi non erano tutto questo granché dopotutto, e con una nuovamente stabile introito monetario e alimentare da queste due regioni il potere centrale teoricamente avrebbe avuto linfa sufficiente per riuscire a gestirsi bene, sempre che non avessero continuato ad assassinarsi l'un l'altro.
La Gallia poi si era rivelata debole anche anni prima, quando Maggiorano con un paio di scontri aveva piegato sia Visigoti che Burgundi solo 3 anni dopo il saccheggio di Roma.

Le possibilità c'erano tutte, gli uomini capaci anche, sempre che riuscissero a non essere fatti fuori dal rivale geloso di turno (vero Ricimero?)

La guerra gotica comunque c'entra relativamente. Vero, i territori conquistati da Belisario vennero integrati direttamente nell'Impero di Giustiniano, ma è pur vero che era l'unico attualmente esistente


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"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
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Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
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vero che nel 533 l'Impero d'Occidente era dal 476 cessato di esistere con la consegna delle insegne imperiali e dunque Giustiniano più che legittimamente poteva assorbire la Pars Occidentis quale erede della vecchia Romania.

La questione sta se Leone nel "What If" 468 avrebbe restituito volentieri l'Africa a Ravenna che forse non era nelle condizioni di offrire qualcosa in cambio visto che alla fin fine il maggiore sforzo finanziario e militare era tutto dalla parte greca.

In tempi così duri conveniva lasciare una provincia così ricca ed importante ad una parte che stava collassando in assurde lotte intestine a a fondo perduto visto poi il gravoso onere finanziario sulle spalle di Costantinopoli ?

a mio parere l'Impero d'Oriente con i suoi difetti e debolezze poteva anche lasciar morire la Pars Occidentis ed anticipare l'epopea di Giustiniano e rendere la Romania riunificata almeno lungo le sponde mediterranee anche se forse la stabilità sarebbe rimasta minata da infinite controversie teologiche.





[Edited by Archita 1/28/2017 4:31 PM]
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L'allora imperatore occidentale era Antemio, di fatto messo lì proprio da Leone I con l'obiettivo di riannettere le province perse.
Quindi direi con quasi assoluta certezza che sì, a seguito di una campagna vittoriosa i territori riconquistati sarebbero rimasti sotto il controllo di...beh, Ravenna


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Bisognerebbe domandarsi se poi i romano-occidentali erano in grado di conservare le provincie riconquistate a lungo o rivedere un altro pretendente/usurpatore/ambizioso capace di far perdere quello che è stato recuperato. L'impero orientale era stato anche esso funestato da lotte intestine e usurpatori ma in quel momento sembrava essere in condizioni migliori rispetto ai cugini latini e a mio parere gli introiti delle provincie occidentali sarebbero stati forse spesi meglio per rafforzare la parte orientale più favorita in quelle circostanze storiche.
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È esattamente lì l'inghippo, spesso appena uno si rivelava abbastanza capace veniva fatto fuori quindi...bah, "son pazzi questi romani" per citare un mio mito d'infanzia


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Praefectus Fabrum
comunque sia, un esito vittorioso della campagna africana nel 468 forse avrebbe cambiato il corso della Storia mediterranea con l'Orbe Romano più saldo e resistente nel Mare Nostrum per un ingresso meno traumatico verso il Medio Evo generalmente inteso.
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2/3/2017 11:51 PM
 
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Centurio Primus Pilus
Voivoda
Se ben ricordo, ne "La caduta dell'Impero romano" Peter Heather ha ipotizzato che con la riconquista della provincia africana sarebbe stato possibile disporre di risorse bastanti per riconquistare prima la Spagna, dove il dominio visigoto rimase debole fino alla seconda metà del VI secolo quando salì al trono Leovigildo, e poi la Francia, su cuii Franchi non avevano ancora imposto la propria egemonia, ricreando l'Impero romano d'Occidente in una sorta di forma federativa e con enclavi germaniche, ma a cui comunque avrebbe fatto capo l'Italia.
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infatti bisognerebbe dire che il 468 è una delle date fondamentali per la storia dell'Europa, se le cose fossero andate diversamente ci sarebbe stata davvero un altra europa.
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